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L’amministrazione Biden prevede aliquote fiscali più elevate

Katie Deal , Associate Analyst

Aumentare le imposte su società e famiglie per finanziare i programmi nazionali

Se dovesse vincere le elezioni a novembre, l’ex Vicepresidente Joseph Biden erediterà un’economia reduce dalla battaglia contro il coronavirus. La recessione influenzerà le sue priorità legislative sia a breve sia a lungo termine; tuttavia, Biden ha fatto capire che potrebbe aumentare una serie di imposte sulle società e sulle persone fisiche con l’obiettivo di finanziare i programmi domestici, compresi i progetti di sicurezza sociale, assistenza sanitaria, energia rinnovabile e infrastrutture.

Imposte sulle società: tariffe più elevate e chiusura dei "buchi fiscali"

Il piano fiscale di Biden dovrebbe ripristinare molte disposizioni del codice fiscale in vigore prima dell’approvazione del Tax Cuts and Jobs Act (TCJA) del 2017, compensando circa 3,8 trilioni di dollari di nuove entrate federali in 10 anni. L’aliquota sulle società salirebbe dal 21% al 28%, comunque ancora al di sotto del 35% pre TCJA. L’amministrazione potrebbe provare a raddoppiare la cosiddetta Global Intangible Low-Taxed Income, o GILTI, portando l’aliquota totale fino al 21% – impatterebbe sulle società che generano profitti offshore e che beneficiano dell’arbitrato fiscale.

Il piano di Biden include anche un’imposta minima sul reddito delle società, che interesserebbe le aziende con profitti contabili di almeno 100 milioni di dollari. L’imposta è strutturata come una tassa minima alternativa, con le società che pagheranno l’aliquota più alta tra quella normale dell’imposta sul reddito delle società e l’aliquota minima del 15%. Le imprese sarebbero comunque autorizzate a detrarre le perdite operative nette (NOLs) e ricevere crediti d’imposta esteri.

Ancora non si sa quante di queste proposte fiscali diventeranno legge, o se Biden le modificherà a causa della recessione globale e del compromesso legislativo.

Reddito personale: il piano dovrebbe colpire i più ricchi

I piani fiscali individuali di Biden colpiscono principalmente i redditi più alti e chi trae profitto dagli investimenti. L’obiettivo è riportare le aliquote fiscali al 39,6% pre TCJA, con ripercussioni sui redditi a lavoro superiori a 400.000 dollari. Il piano prevede l’applicazione di un’imposta per i contributi previdenziali del 12,4% sui redditi superiori a 400.000 dollari, ripartita in modo uniforme tra il datore di lavoro e il dipendente, al fine di rafforzare il sistema di previdenza sociale e aumentare i benefici per i pensionati con un basso reddito.

Il piano fiscale di Biden dovrebbe ripristinare molte disposizioni del codice fiscale in vigore prima dell’approvazione del Tax Cuts and Jobs Act del 2017…

Inoltre, Biden eliminerebbe anche gradualmente la deduzione “qualificata” del 20% del reddito d’impresa (compresi i dividendi fiduciari di investimento immobiliare qualificati) per i “filer” con un reddito imponibile superiore a 400.000 dollari e limiterebbe le deduzioni “dettagliate” al 28% del valore – misure che colpiscono soprattutto le persone che si trovano nelle fasce più alte di imposte.

La “lista dei desideri” della campagna Biden include anche piani per aumentare le imposte sulle plusvalenze a lungo termine e sui dividendi qualificati. Anche in questo caso le misure andrebbero a impattare sui contribuenti più ricchi.

I fattori più importanti per capire la traiettoria dell’agenda legislativa di Biden saranno lo stato di ripresa dell’economia e il coronavirus, soprattutto all’inizio del 2021.

E ancora, Biden eliminerebbe anche l’attuale sistema di valorizzazione degli asset ereditari. Attualmente, i beni in eredità sono valutati al valore di mercato e non in base al costo originario. Se questa proposta dovesse diventare realtà, l’eredità continuerebbe a essere valorizzata in base al costo storico, generando così una plusvalenza maggiore in caso di vendita.

L'impatto delle modifiche fiscali

David Giroux, CIO of Equity and Multi-Asset e Head of Investment Strategy di T. Rowe Price, stima che l’aumento delle tasse ridurrebbe i profitti delle società dell’indice S&P 500 tra il 9% e l’11%. Tuttavia, alcuni settori potrebbero beneficiare di un aumento della spesa e quindi limitare gli effetti negativi. 

Un aumento delle aliquote fiscali avrebbe un impatto minore sugli utili per azione delle utility, poiché le imposte vengono trasferite sui clienti. Le società di esplorazione e produzione di energia generalmente pagano relativamente meno tasse e quindi trarrebbero beneficio rispetto ad altri settori. Ma queste società potrebbero essere soggette alle disposizioni sull’aliquota fiscale minima, che metterebbe sotto pressione le bollette dei clienti e la crescita della tariffa base, con possibili ripercussioni sulle società energetiche, soprattutto in uno scenario di prezzi più elevati.

E poi, le società non domiciliate negli Stati Uniti sfuggirebbero a un’aliquota GILTI più elevata, poiché la disposizione si applica solo alle società statunitensi, sebbene solo il 2,9% dell’indice S&P 500 sia domiciliato all’estero.

9% to 11%

Potenziale riduzione dei profitti delle società dell’indice S&P 500 per la proposta di aumento sulle tasse.

Gli ostacoli

L’adozione di queste proposte fiscali dipenderà dall’esito delle elezioni al Senato. Il controllo democratico sarà fondamentale per determinare non solo quanto dell’agenda legislativa di Biden diventerà legge, ma anche come cambieranno le sue priorità per portare i Repubblicani al tavolo dei negoziati. Un margine più stretto al Senato significa che disposizioni più controverse, come l’imposta minima sulle società, sarebbero più difficili da realizzare.

I fattori più importanti per proiettare la traiettoria dell’agenda legislativa di Biden saranno lo stato della ripresa economica e il coronavirus, soprattutto all’inizio del 2021. Se il Paese dovesse continuare a registrare picchi diffusi di infezioni durante il distanziamento sociale, la via della ripresa sarebbe ancora più difficile da individuare. Un rischio più elevato di crisi renderebbe più attraente una proposta di legge di stimoli finanziata in deficit, con un conseguente rinvio degli aumenti delle aliquote fiscali, almeno fino a quando l’economia non sarà più stabile.

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