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La settimana del mercato americano

Contesto economico e politico

Dopo settimane di stallo nei negoziati, sono emersi segnali di progresso nei tentativi del Congresso di elaborare un nuovo piano di aiuti. Lunedì scorso si è riunito un gruppo bipartisan di parlamentari USA per discutere un pacchetto da 908 miliardi di dollari. Il gruppo non è stato in grado di raggiungere un accordo, ma in seguito sono emerse notizie secondo cui le due parti avevano concordato di mettere temporaneamente da parte due delle questioni più spinose: le richieste democratiche per offrire ulteriori aiuti a Stati e città e le richieste repubblicane per uno scudo sulla responsabilità per le imprese e altre istituzioni. Martedì, i mercati azionari sono partiti con la giusta intonazione dopo che il leader della maggioranza al Senato, Mitch McConnell, ha promesso che il Congresso sarebbe rimasto in seduta fino a quando non fosse stato raggiunto un accordo.

Successivamente, sono emersi i contorni di quello che dovrebbe essere un piano di aiuti per circa 900 miliardi di dollari, che include anche dei pagamenti diretti alle persone per circa 600 dollari e assistenza federale supplementare alla disoccupazione per 300 dollari a settimana. Venerdì, tuttavia, le azioni hanno battuto in ritirata, vittime dei rumors secondo cui i Repubblicani avrebbero chiesto un emendamento che impedisca al segretario del Tesoro entrante di fornire alla Federal Reserve ulteriori fondi per prestiti di emergenza nel 2021.

A sostenere il sentiment del mercato a inizio settimana ha anche contribuito l’avvio della distribuzione del vaccino contro il coronavirus prodotto dal tandem Pfizer-BioNTech. In seguito, precisamente nella giornata di giovedì, è arrivata anche l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA) all’analogo vaccino mRNA sviluppato da Moderna, una svolta che dovrebbe quasi raddoppiare il numero previsto di dosi totali disponibili entro la fine dell’anno. Il trend sui contagi negli Stati Uniti, però, ha continuato a deludere, con un nuovo record di persone decedute. La parte meridionale della California, densamente popolata, è emersa come il nuovo epicentro della crisi, nonostante le severe misure di lockdown.

Nel corso della settimana è diventato più chiaro anche l’impatto che la diffusione dei contagi sta producendo sugli indicatori macroeconomici. Mercoledì, il Dipartimento del Commercio ha riferito che le vendite al dettaglio si sono contratte dell’1,1% a novembre, circa il triplo del calo previsto, nonché il peggior risultato dallo scorso aprile. Il dato sulle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, diffuso giovedì, ha raggiunto quota 885.000, ben al di sopra delle attese degli economisti, ai massimi da inizio di settembre. Tuttavia, le richieste continuative sono tornate a un nuovo minimo pandemico. Una ripresa nella produzione di auto e componenti ha aiutato la produzione industriale a crescere dello 0,4% a novembre, leggermente meglio del previsto, ma il forte aumento di ottobre è stato rivisto al ribasso dall’1,1% allo 0,9%. I dati sul settore immobiliare sono rimasti generalmente solidi.

Mercati azionari

L’indice S&P 500 è salito dell’1,3% (16,9% da inizio anno), e in generale tutti i principali indici sono tornati nuovamente ad aggiornare i massimi. I titoli del settore IT sono quelli che hanno performato meglio nell’indice S&P 500, sostenuti dai guadagni di Apple e Microsoft. Sono invece rimasti indietro i titoli dell’energia, nonostante il rialzo del prezzo del petrolio, che ha toccato i massimi degli ultimi nove mesi grazie alla forte domanda da India e Cina. Ancora una volta le small cap hanno sovraperformato le società a più larga capitalizzazione, con un rialzo del 3,1% (19,6% da inizio anno) per l’indice Russell 2000. Il Russell 1000 Growth è balzato del 3% (37,3% da inizio anno) e il Russell 1000 Value è rimasto quasi invariato con un progresso dello 0,2% (1,5% da inizio anno).

I volumi di negoziazione sono stati influenzati dall’attesa della revisione dell’indice S&P 500, in cui è entrata Tesla. Entro venerdì ci si aspettava scambi per circa 110 miliardi di dollari, dovuti agli aggiustamenti dei portafogli da parte di fondi ed Etf che devono replicare la composizione dell’indice. Anche molti grandi Etf che replicano altri indici hanno ribilanciato i loro portafogli.

Reddito fisso

I rendimenti dei Treasury a lungo termine – tradizionalmente percepiti come beni rifugio – sono aumentati moderatamente per la maggior parte della settimana, poiché le speranze di sgravio fiscale e l’ottimismo sulla distribuzione dei vaccini hanno oscurato i deludenti dati economici. Nella riunione del 15-16 dicembre, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha mantenuto stabile il tasso di riferimento (come previsto), e ha scelto di mantenere l’attuale composizione dei suoi acquisti di obbligazioni, deludendo alcuni investitori che speravano in un aumento degli acquisti di titoli a lungo termine. Rivedendo una dichiarazione precedente, il FOMC ha affermato che continuerà ad acquistare Treasury e Abs ai ritmi attuali “finché non saranno stati compiuti ulteriori progressi sostanziali verso la massima occupazione e gli obiettivi del Comitato sulla stabilità dei prezzi”. La dichiarazione ha causato un breve aumento dei rendimenti, ma la mossa è stata rapidamente invertita poiché i commenti alla stampa del presidente della Fed, Jerome Powell, e il riepilogo aggiornato delle proiezioni economiche del FOMC, sono stati percepiti come accomodanti. Il rendimento del Treasury decennale ha comunque chiuso la settimana allo 0,95%, in aumento dal precedente 0,90%.

I bassi livelli di nuove emissioni, assieme agli acquisti di fine anno, hanno fatto restringere nel corso della settimana gli spread del credito sulle obbligazioni corporate investment grade. I volumi di scambio sono stati più bassi della media, e le attese di nuove emissioni restano deboli da qui a fine anno. I solidi rialzi azionari hanno sostenuto la performance dei bond high yield, dove si è assistito a un restringimento degli spread su tutto lo spettro dei rating. Gli investitori si sono concentrati soprattutto sul calendario delle nuove emissioni, perché sulle obbligazioni di minore qualità si è visto un elevato volume di nuovi deal. Tuttavia, le condizioni tecniche si sono rivelate contrastanti, perché i fondi high yield hanno registrato modesti deflussi.

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