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La settimana del mercato americano

Contesto economico e politico

Nel weekend che ha preceduto l’ultima settimana di contrattazione, i future azionari si sono mossi al rialzo dopo che il Presidente Donald Trump ha ribadito la volontà di sostenere un piano di aiuti più generoso di quello da 2,2 trilioni di dollari proposto dai Democratici. Ma poi lunedì, all’apertura degli scambi, le azioni si sono dimostrate meno vivaci, dopo che nel Senato a guida Repubblicana si era rafforzata l’opposizione a un pacchetto di stimoli più ampio. Tuttavia, nel corso della settimana le divergenze tra il Segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, e la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, sembrano essersi attenuate, al punto che Pelosi ha dichiarato nella giornata di giovedì che un accordo era quasi fatto.

Il quadro macroeconomico della settimana hanno offerto un quadro abbastanza favorevole, soprattutto per quanto riguarda il settore del real estate. Nel complesso, i dati sui nuovi immobili a settembre hanno deluso le attese, ma le costruzioni di case unifamiliari e i permessi per la costruzione di nuovi edifici hanno raggiunto i massimi degli ultimi 13 anni. Anche le vendite di case esistenti hanno sorpreso al rialzo, con un balzo lo scorso mese del 9,4%, ai massimi da maggio 2006. Positive anche le notizie provenienti dal mercato del lavoro, con le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione che sono scese oltre le attese a 787mila, ai minimi da marzo. Anche le richieste continuative hanno proseguito la loro discesa, da 9,4 a 8,4 milioni, anche se alcuni osservatori hanno sottolineato che una parte di questa contrazione è dovuta alla scadenza dei sussidi per alcuni lavoratori.

Mercati azionari

Wall Street ha chiuso la settimana in modo misto, con gli investitori concentrati da un lato sulle trattative per l’approvazione del nuovo pacchetto di stimoli e dall’altro sulle trimestrali in arrivo. L’indice S&P 500 è sceso dello 0,5% (+9,2% da inizio anno), l’indice delle small cap Russell 2000 ha chiuso l’ottava di contrattazioni con un modesto rialzo dello 0,4% (-0,3% da inizio anno), mentre il Nasdaq Composite è stato il paniere che ha performato peggio, trascinato al ribasso dalla debolezza del colosso Apple. Anche all’interno dello S&P500 il settore tecnologico è stato il peggiore, mentre i servizi di comunicazione si sono comportati bene, sostenuti Facebook e Alphabet (la controllante di Google). Quest’ultima, in particolare, è riuscita a performare bene nonostante sia finita nel mirino del Dipartimento di giustizia in una causa antitrust. I titoli growth hanno arrancato rispetto ai value, con il Russell 1000 Growth in calo dell’1,2% (27,9% da inizio anno) e il Russell 1000 Value in crescita dello 0,2% (-7,3% da inizio anno).

Intanto, la stagione delle trimestrali è entrata nel vivo, con 91 società dell’S&P 500 che, secondo Refinitiv, dovrebbero presentare i loro risultati. Alla fine della settimana, gli analisti intervistati da FactSet si aspettavano un calo degli utili del 16,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Delle aziende che avevano segnalato, tuttavia, l’84% ha battuto le stime. Si tratta della percentuale più alta da quando FactSet ha iniziato a monitorare i dati nel 2008.

Reddito fisso

Le speranze sull’arrivo a breve di un piano di stimoli ha fatto salire i rendimenti dei Treasury  – tradizionalmente percepiti come bene rifugio – per gran parte della settimana, con il decennale che è balzato dallo 0,75% allo 0,84%, ai massimi dallo scorso 9 giugno. Il rialzo dei rendimenti sulle emissioni più a lungo termine ha determinato un irripidimento significativo della curva dei Treasury, con il differenziale tra le emissioni a 2 e a 10 anni e tra quelle a 5 e a 30 anni che ha raggiunto il livello più ampio dalla scorsa estate. 

La solida domanda degli investitori asiatici e dei flussi equilibrati hanno sostenuto il mercato delle emissioni corporate investment grade. I volumi di negoziazione sono saliti e i livelli di emissione sul mercato primario si sono rivelati in linea con le aspettative. Il mercato high yield è stato relativamente tranquillo. Il livello di nuove emissioni è stato gestibile e i flussi verso i fondi ad alto rendimento ha fornito supporto tecnico al mercato. Il settore dell’energia, che ha un peso rilevante su questo segmento, ha beneficiato di una forte domanda, in parte spinta dalla ritrovata vivacità delle operazioni di fusione e acquisizione.

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